mercoledì 29 marzo 2017

PAOLO BUZZACCONI SU "I LUOGHI DELLA MEMORIA" DI ADRIANA PEDICINI



Adriana Pedicini: I luoghi della memoria. (Racconti sul filo della memoria e altri racconti). Edizioni Il foglio. Piombino (LI).  Pg. 150. € 12,00


Adriana Pedicini,
collaboratrice di Lèucade

    Relazione su “ I luoghi della memoria” di Adriana Pedicini


“I luoghi della memoria” di Adriana Pedicini è una silloge di ventisette racconti ambientati in tempi e contesti assai diversi tra loro in cui il denominatore comune è la ricerca di quella trama che lega il presente al passato, trama che, così come avviene con il passare degli anni, affiora sempre più pagina dopo pagina. Il lessico utilizzato è quello tipico della nostra autrice, scorrevole e familiare, ma al contempo estremamente curato dal punto di vista stilistico e impreziosito da vocaboli ricercati ed efficaci, senza però risultare mai stucchevole o eccessivo. Molte delle vicende sono tratte dal suo ricco vissuto personale e da quello di personaggi da lei conosciuti ed è interessante come  l’autrice riesca a trasmettere intatte le atmosfere e i colori dei luoghi della sua infanzia, così come la saggezza e la profondità di tradizioni e rituali di cui ormai si è quasi persa la memoria. Straordinaria, ad esempio, la descrizione di come tutta la comunità un tempo partecipava alla nascita di una nuova vita che ci regala nel racconto “La forza di vivere”, bellissime le descrizioni delle feste che si tenevano al tempo della mietitura o della vendemmia, deliziose le narrazioni del rito della panificazione in casa  e dei preparativi in vista di un matrimonio o di un invito particolarmente importante. Estremamente coinvolgenti, poi, le storie che affrontano con coraggio la durezza che a volte il destino ci può riservare, come in “Oltre il mare un’isola” che racconta del tragico epilogo di una stupenda storia d’amore o nel  “Il giacinto bianco” ove la descrizione di una violenza carnale è talmente realistica da emozionare fino alla commozione o ancora in “Banchi di legno” dove la protagonista, una maestra elementare, deve accettare, per quanto gli sembrino assurde e sbagliate, l’immutabilità di alcune regole consolidate e la crudeltà della miseria, che costringe i suoi giovanissimi alunni a rinunciare all’istruzione per andare al lavoro in aiuto della famiglia.
In questa nuova opera di Adriana Pedicini è difficile distinguere dove finisce la prosa e inizia la poesia, capire dove il costrutto descrittivo, peraltro minuzioso e gradevolissimo, lascia il posto al linguaggio dell’anima. In ogni sua pagina si respira l’essenza del pensiero iniziale, dello spirito della Creazione, di quell’amore che tutti ci comprende e di cui tutti, più o meno consapevolmente, siamo messaggeri. Non è dunque solo attraverso la narrazione delle singole vicende o nella pur mirabile descrizione dei singoli protagonisti che l’autrice ci dona il suo contributo di speranza quanto con il suo abile far luce sulle pagine di eterno che ognuno di noi porta nel cuore, in quel sapiente risvegliare quella percezione della bellezza che la frenesia del quotidiano spesso ci nasconde.
Per apprezzare appieno quello che Adriana ci racconta non è necessario, quindi, conoscere la sua terra d’origine o gli scenari e le abitudini dei tanti mondi in cui ambienta le sue storie perché nel nostro dna emozionale sono già impresse le gioie e i dolori di chi ci ha preceduto e nella nostra memoria più profonda, quella che non sappiamo nemmeno di avere, è conservata la chiave di lettura di ogni segreto della vita, di ogni nostro dubbio irrisolto.
Ecco perché non è necessario aver conosciuto Teresina per capire la purezza del suo animo bambino, non è indispensabile aver provato il dolore di zia Assunta e della sua amica Concettina, rimaste vedove bianche di due “ragazzi del ’99”, per comprendere la loro freddezza e il loro risentimento verso il mondo intero, non c’è bisogno di aver vissuto un’infanzia priva della figura del padre, come Cary, per comprendere l’angoscia di chi non conosce le proprie radici.
Questi sono i luoghi preziosi dove ci conduce l’autrice, donandoci così la consapevolezza dell’importanza del nostro viaggio, che non può e non deve essere visto come fine a se stesso, ma come il compimento di un piccolo ma essenziale passo nell’infinito cammino dell’uomo, perché nessuno ha il tempo e le potenzialità per sciogliere tutti i nodi esistenziali nell’arco di una sola vita.
Questa incantevole raccolta è quindi un’opera in cui la memoria, sorretta dall’ideale di un disegno comune che prosegue e si evolve di generazione in generazione, anziché perdersi nel passato si lega a doppio filo con il futuro. 
Un libro che ci richiama, tutti, al mestiere più bello del mondo: quello di vivere.  
                                                               
                             Paolo Buzzacconi