venerdì 17 febbraio 2017

MARIA GRAZIA FERARIS SU "L'INCONTRO CON FRANCESCO PETRARCA" DI M. DONTE


Maria Grazia Ferraris,
collaboratrice di Lèucade

Maurizio Donte- L'incontro con Francesco Petrarca


Da tempo leggo su Lèucade le poesie che il giovane poeta Maurizio  Donte va pubblicando e ne rimango ogni volta stupita. M. Donte è infatti molto giovane, è  poeta, ed  ha scelto come sua espressione e misura poetica quella di distaccarsi dalla favoleggiata  facile libertà del verso libero, di fascinosa memoria ungarettiana e montaliana, che tanto piace ai giovani, come espressione di creatività senza vincoli, per scrivere secondo la tradizione poetica classica in metrica.
 
Maurizio Donte,
collaboratore di Lèucade
Raramente è dato oggi di incrociare il genere lirico con  uno stile determinato dal canone, capaci di vivere insieme armoniosamente, di apportare alla curiosità del sapere  il rigore della comunicazione poetica e l’impatto emotivo ed immaginifico del testo.
Si nota  in lui la padronanza tecnica della materia, l’ uso di figure stilistiche, metafore raffinate e la  malleabilità sonora della parola, l’emozione del sentimento regolata dalla severità della forma chiusa del sonetto, in rigorosi endecasillabi.
In questo caso i tre sonetti petrarcheschi ( sintomatica la scelta di un Autore classico, dalla voce cantabile con una storia poetica che valorizza la  vita interiore, i sentimenti contraddittori  e l’ introspezione) ci conducono nel primo all’incontro immaginario col poeta-maestro che è anche l’incontro con la poesia tout court ( aspra vetta/ là tra le nubi, in alto, dove svetta…) ribadendone consapevolmente il valore sentimentale ( al cuore /conduce, né dell'armonia si priva / mai, per dir poesia quel ch’è diverso), indi al tema d’amore con le sue contraddizioni e le sue cadute. Un dire scorato, forte, l’uso di  un climax emotivamente coinvolgente che nondimeno si distende in musica ed armonia.
In Oltre ogni dir t’amavo prevale il ricordo e il rimpianto della donna amata, il sentimento della caducità e inutilità della nostalgia che diventa male acuto, sofferenza acuta. In Come una lama prevale il tema petrarchesco del vedere e del sogno che possano restituire nel dolore  senso e significato di giorni felici ormai lontani.


L'incontro con Francesco Petrarca

Com'io fui giunto, sonetto I

Com'io fui giunto in cima all'aspra vetta,
dove dimora e vive nella pace
il mio maestro che da tempo tace,
là tra le nubi, in alto, dove svetta

la poesia, diss'egli: "orsù t'affretta,
sali e riposa un poco e la salace
bocca dell'altri al dir tanto incapace,
lascia che passi in ciel come saetta

che nasce e nell'istante stesso muore".
Così diceva: " tu, modesto, a riva
vien su, è qui che l’immortale verso

si posa, e il tempo ed ogni cosa al cuore
conduce, né dell'armonia si priva 
mai, per dir poesia quel ch’è diverso.


Oltre ogni dir t'amavo sonetto II

Oltre ogni dir t'amavo, amor perduto
tu, che dei sogni eri l'ultimo dire,
il sospiro del tempo del soffrire,
tu fior dei desideri miei, caduto.

E così m'attraversa un male acuto:
un desiderio vano di morire,
d'essere un freddo nulla e di svanire.
Ingiustizia è l'amare; senza aiuto

altrui ben vedi, muore e lascia amara
la bocca un tempo satura di baci
e di promesse fatte d'aria e sento

ancora il loro mormorar nel vento:
parole forse, un sussurrar che taci
cara, perché d'amor tu fosti avara.


Come una lama, sonetto III

Come una lama mi trafigge il cuore
solo il vederti, cara; e tu, con l'onda
tenue dei sogni, nell'ora profonda
del sonno sei tornata, e nel dolore

conduci l'oggi al mio risveglio, amore.
Così tendo le mani alla profonda
nostalgia per il viso tuo che affonda
nelle pieghe del tempo ogni rancore.

Dissolve l'ombra e il disperar m'assale:
finiti i giorni felici di quando
tra le mie braccia forte ti stringevo

furiosamente a me, temendo il male
di perderti, perché ben lo sapevo
quant'è inutile vivere sperando.

Maurizio Donte, scritti il 7 febbraio 2017