domenica 24 settembre 2017

N. PARDINI LEGGE: "LE MIE STORIE DI QUARTIERE" DI PAOLO BASSANI


Paolo Bassani,
collaboratore di Lèucade

Paolo Bassani si cimenta in una nuova avventura letteraria carica di pathos e di energica humanitas. Un racconto fresco e coinvolgente in cui l’Autore narra i momenti più importanti della sua vita: dalle vicende personali, familiari, fino a quelle paesane, ambientali, comunitarie, compresi gli accadimenti che la rendono unica, sacra, da tramandare ai posteri per il suo peso civile, sociale, ma soprattutto storico, documentaristico. Le mie storie di quartiere: un titolo, che mette, fin da subito, a suo agio Bassani, dandogli la possibilità di scrivere su avvenimenti, fatti, personaggi, ambienti, situazioni di un quartiere, quello suo, dove è nato, cresciuto, vissuto; è  lì che ha accumulato memorie, facendone un serbatoio a cui attingere;  a cui restare aggrappato come ad un patrimonio esistenziale di grande portata epigrammatica. Indicativi i titoli nel diacronico succedersi dei fatti: Due parole al lettore; Primavera alla Chiappa; La mia vecchia casa; Natale, Pasqua, San Bernardo e altre feste; I giochi; Il canale; L’amicizia; Ritorno alla Chiappa;  Avanti c’è posto. Una configurazione di quadri e pennellate analitico-pittoriche che, tradotta in un dire di urgente fascino  descrittivo e narrativo, evidenzia tutti gli aspetti dell’umano vivere; dell’umano esser-ci in un contesto lirico-realistico di vivacità capassiana: ricordi, affetti, radici; insomma vita, in tutta la sua polisemica valenza, in tutto il suo dispiegarsi di contatti e sentimenti; di sogni e di illusioni; di gioie e di malinconie. Un nostos fra tempeste e bonacce alla ricerca di un faro che illumini la strada; alla ricerca di una verità  che lo scrittore in parte ha scoperta nel rapporto con gli altri; nell’impegno per il miglioramento di una società non sempre giusta e perfetta. Uno spartito, questo, che spesso è contornato da un senso di saudade; di precarietà per il tempo che passa; anche se il racconto si sviluppa su un tracciato di effettiva posività dove l’inanellamento di immagini suggerite dal memoriale sembra lottare e averla vinta sulle sottrazioni dell’oblio. “Quando seppi che il Comune della Spezia, in collaborazione con l’Aidea, aveva bandito un concorso letterario, mi affrettai per conoscere il regolamento. Il concorso che aveva come titolo “Storie di quartiere” invitava gli spezzini (in modo particolare quelli di una certa età) a scrivere, attingendo dalla loro memoria, storie di momenti vissuti (…) C’è però un’altra storia che forse non approda ai libri di testo, ma che non è per questo meno importante nella vita di una comunità. E’ il vissuto di ciascuno. Se uniamo queste testimonianze, pezzo per pezzo, come in un mosaico, possiamo avere allora una visione completa della storia di un paese. E’ bene, dunque, che queste testimonianze non si perdano, ma restino come documento per le generazioni venture. Così, grazie a quel Concorso, ho scritto le pagine della memoria che seguono e che, altrimenti, sarebbero rimaste confinate nella mia mente”. Questo l’inizio del testo da cui emergono i propositi e gli obiettivi dell’Autore: narrare, tramandare, raccontare, perché la vera storia è quella tratta dalla vita quotidiana, dalle piccole cose, dagli umili avvenimenti della gente di quartiere. Se così fosse  molte sarebbero le storie a fare da guida a giovani, sferzati da esempi di sacrifici e umiltà. D’altronde la vita è un mistero e rivelarne la portata per noi esseri mortali è cosa impensabile: “Più m’addentro nel cammino degli anni - calpestando nuvole di foglie- più m’accade di guardare indietro, al passato, quasi per ricercare nelle mie radici una risposta al mistero della vita.”. Forse è questa la condanna del nostro essere umani: esistere coi piedi a terra e con lo sguardo all’azzurro; una dualità incolmabile fra rien e tout; rendersi conto della nostra fragilità significa dare una dimensione umana alla nostra storia; ritornare, mente e anima, corpo e respiro, alla nostra casa significa mantenere in vita quella parte di noi che chiede di esistere: “Sono ormai più di quarant’anni che manco dalla Chiappa: da quando le vicende della vita mi portarono altrove. In questi anni, qualche volta sono tornato: visite fuggenti per ricercare qualcosa di allora. Ma pochi sono i segni ritrovati.  Spesso mi sono fermato davanti alle persiane della mia vecchia finestra, eternamente chiuse sul passato.”.
Un groviglio di volti e visioni, di input emotivi e nostalgie, si fanno avanti con una successione incalzante di memorie. E la scrittura segue con passo morbido e fedele un animo tutto vòlto a raccontare, a ri-vivere, e ad amare. Una parola pregna, maturata al sole e al fresco dell’albero della vita, sciolta in tante occasioni vitali:
LA SCUOLA E LA MAESTRA “I ricordi scolastici dei primi anni ci accompagnano per tutta la vita…
NATALE, PASQUA, SAN BERNARDO E LE ALTRE FESTE “Oggi, come allora, uno dei simboli più diffusi e cari della festività natalizia è, insieme al presepio, l’albero di Natale…”
I GIOCHI “I tempi del dopoguerra, cioè quelli della mia infanzia, non furono facili per le famiglie: tante erano le necessità e pochi i mezzi…”
L’AMICIZIA è stato scritto che “L’amicizia non ha un tempo definito per fiorire, ma vive oltre il tempo”.
RITORNO ALLA CHIAPPA  “Quando lessi questa frase il mio cuore si illuminò di gioia. Non ebbi alcuna esitazione: sì, avrei accettato con entusiasmo quell’insperato invito della direttrice. Finalmente, dopo cinquantasei anni, sarei tornato nella mia vecchia cara scuola elementare “Alessandro Manzoni”della Chiappa.”.
Andate e ritorni, fughe e ancoraggi, lontananze e richiami. Questo è il viaggio; a volte ci sperdiamo anche come zattere alla deriva, ma senza perdere mai il sentimento di sacralità che nutriamo per l’esistere; sapendo che la vera verità è nel nostro ritorno: “…Qui non regna il velo gelido dei marmi né il silenzio desolato della morte; non trovano dimora crisantemi recisi, opachi vasi e fiori di plastica, parole annerite dallo smog. Qui ancora pulsa l'anello della vita; mi parla la tua voce, m'allieta il tuo sorriso. Ecco la tua casa, o Madre, la mia casa: il nostro tempio della vita”.