lunedì 26 giugno 2017

ANNA VINCITORIO: "NICOLINA"

Proponiamo ai nostri lettori una poesia fresca, fresca, uscita dall’anima sensibile e polivalente di Anna Vincitorio, a dimostrare quanto un fatto reale e personalmente vissuto si possa tradurre in un lirismo di grande effetto emotivo; di grande resa poetica per una scrittrice che sa fare della parola un involucro atto a contenere sentimenti e riflessioni;  melanconici affondi di una storia maturata a puntino nell’alcova del suo essere.  

Nazario Pardini


Nicolina

Strati d'ombra
e silenzio
accolgono la casa
Quella casa grande
così da te voluta
Ci arrivasti una mattina
su una cinquecento bianca
un po' ammaccata
Non ho più visto il tuo viso
Nelle orecchie il grido
e la scala dei pompieri
che tagliava la notte
Il vetro infranto,
poi la porta che si apre
Dietro
tu, tremante
e nei tuoi occhi persi
croci e fantasmi
e ombre nella strada buia!
Aiuto!
Ora sempre più piccola
e silente
Le tue finestre, orbite spalancate
di un vivere fantasma
e vaghezze di una
ormai perduta estate
nella campagna toscana

Ho chiesto di te una mattina
Non c'eri più
Sei ora un numero
inciso sulla porta,
c'è anche il tuo nome:
Nicolina
E all'ora del pranzo
col becco semiaperto
accogli il cibo
Ma dove le tue ali?

23 giugno 2017
Anna Vincitorio


CLAUDIO FIORENTINI: NUOVA PUNTATA DI "VISIONI DA CAPTALOONA"


Claudio Fiorentini,
collaboratore di Lèucade


In questa puntata: Le tenebre e il sole, di Alessandro De Francesco, stupendo libro storico ambientato ai tempi dell'incendio di Roma, segue l'intervista a un poeta inedito, Marco Mancini, che ci descrive la sua visione poetica, e infine l'intervista di Valentina Innocenti a un nostro ospite a sorpresa, e poi musica! Buon ascolto!
http://www.spreaker.com/user/performingradio/visioni-da-captaloona-26062017

Claudio Fiorentini

MARIA RIZZI SU "PER VIVERE ANCORA" DI ANNA VINCITORIO







Anna Vincitorio: per vivere ancora. Guida Editori. Napoli. 2012. Pg. 136. € 10,00

Maria Rizzi,
collaboratrice di Lèucade



E’ stato davvero suggestivo calarsi nel romanzo autobiografico di Anna Vincitorio “Per vivere ancora” dallo stile originalissimo, caratterizzato da salti verbali, descrizioni veloci, eppure quanto mai incisive e da una pacata energia espressiva.
L’Autrice inizia il suo viaggio nella memoria dalla città dov’è nata, Napoli, e la descrive come regina e come cagna che si lecca le ferite. In Napoli alberga il bene e il male, come in ognuno di noi, secondo la visione eraclitea dell’esistenza. E, nel’ottica della Scrittrice è luogo molto amato, rappresenta l’origine, la radice, la patria, l’isola più calda e pulsante della memoria.
Nel leggere il testo, che ha carattere, a tratti diaristico, intimista, non intimo, sembra di sentir parlare Anna con la sua voce argentina e ricca di sfumature, di colori. La narrazione è fruibile, calda, appassionata e i luoghi, i topos sono visibili e vivibili. La capacità di contestualizzare è tale, che si assorbono i profumi, si vivono le tensioni, la rabbia, l’impotenza, che ella prova per Napoli, amore lasciato troppo presto e città che accosta al Giudizio Universale, in quanto caratterizzata da violenza, dolcezza, arrivismo e compromessi.
Lo scorrere del tempo, nel testo, non segue il ritmo canonico. I ricordi, spesso, fungono da introduzione alle situazioni presenti; gli stati d’animo vengono ricondotti al carattere dell’Autrice, ‘solitario, e teso alle fantasticherie’.
E la saudade non è vissuta come malinconica nostalgia, ma come filo conduttore di un’esistenza in perenne movimento tra i territori del passato e le storie del presente.
Il breve capitolo “Tra veglia e sonno”, per esempio, rappresenta una sosta forte, catartica per Anna e per noi lettori, sul momento del distacco definitivo dall’amore. Vi si riscontrano stilettate poderose di nerbo narrativo, calore, buio, luce, dolore che trafigge, come la luna trafigge la notte.
Le vicende di Anna, che ha lasciato Napoli per trasferirsi a Firenze, dove risiede attualmente, sono scandite da riti quotidiani
sempre uguali, sonni tormentati, abitati spesso da figure letterarie,  solitudine e forza di affrontarla con coraggio, da giunco, non da albero millenario, giacchè il giunco, si sa, resiste, a ogni tempesta.
Il romanzo è diviso in due parti e la seconda, che l’Autrice intitola “Ritratti” è una galleria delle figure familiari e delle persone che hanno abitato i suoi giorni. Li tratteggia con tale maestria, che si prova la sensazione di incontrarli, di provare nei loro confronti
sentimenti simili a quelli che prova Anna.
Un testo che lascia tracce profonde nell’anima del lettore, in quanto affresca le verità dell’ esistenza, a tratti con levità, a tratti con coinvolgimento passionale, e induce a porsi domande, a fare riflessioni.
“Per vivere ancora” con quanti amori e con quanti demoni occorre scendere a patti?
L’autobiografia è una forma letteraria di grande coraggio, in quanto l’Autore / autrice mette in gioco le
storie, i luoghi, le persone, i sentimenti che hanno contraddistinto la propria vita. Anna si cala in questo libro con leggerezza, senza enfatizzare gli eventi.
E’ la stessa donna che coloro che hanno la fortuna di conoscere, sono consapevoli che sa dire lasciando volare le parole, sa arrabbiarsi tra uno scoppio di riso e l’altro, sa piangere seminando rose in mezzo alla strada…

                                               
Maria Rizzi  

domenica 25 giugno 2017

MAURIZIO DONTE: "SI ALZA IL SIPARIO"


Maurizio Donte,
collaboratore di Lèucade

Si alza il sipario. Finita la selezione dei testi, inizia la revisione dei medesimi. Nel canzoniere di Maurizio Donte trovano ampio spazio i sonetti, vi sono canzoni libere, petrarchesche, sestine, ma anche odi, madrigali, idilli, sue invenzioni metriche, variazioni, composizioni in versi sciolti, polimetri... E perché no, dato che siamo nel 2017, anche in versi liberi, suoi sei Studi ( Etude) ed altre.

Fatte le debite proporzioni lo si potrebbe iniziare così...:-)

"S'initia 'l Canzoniere di ser Maurizio Donte,
in sonetti et in canzone, modestissimo poeta"

Scrive il poeta:
“Un'opera forse fin troppo ambiziosa, lo so, e impossibile da pubblicare, credo. Più che altro l'ho messa insieme per me, e per gli amici, con quelle che ritengo le migliori da me scritte…. Peserà un bel po', 366 liriche sono tante, anche se molte già pubblicate su Lèucade”.


Carissimi saluti

(Sfoglio i sogni
tra i mirti in fiore, 
tessendo ghirlande 
di tempeste in cuore)

Parte prima

Sonetto 1

E dunque fuggi l'ombra anima mia,
e il male che la segue in ogni giorno
che passa sulla terra. E poi respira
l'aria che viene e il vento che la porta

quando la nuova aurora d'ogni sorta
di colore dipinge il mare e spira
l'aroma di salsedine d'intorno.
Questa che rubo al cuore è la poesia:

sorgente dell'amore che mi sia
eterna luce, un fuoco di cui adorno
le vie su cui cammino. Va, e sospira

di sé soltanto, il tempo andato, e gira
le pagine che furono e ritorno
ad allora cercandovi armonia.

Sonetto 2

Ed il silenzio posa sulla vita
un manto, e pace chiede nell'inverno
al cuore che, battendo in me, l'eterno
sogna. E pure ti vedo ancor, smarrita

via che cerco e non trovo: dalle dita
sfugge ogni cosa e vive nell'interno
di giorni solitari e tetri; inferno
per me, che nell'esistere si svita

dalla dormiente realtà che segna
il presente. Un groviglio, in cui le spine
feriscono le menti, e nelle mani

non lascian mai null'altro che il domani
al pianto, insieme al monte di rovine
che il fato a noi, per altra volta assegna.

Sonetto 3

Vedersi è stato un brivido quel giorno,
un'onda, una marea salita in cuore
in un momento e l'estasi d'intorno.
Così sempre mi prende in giro amore:

un'ora d'esultanza e poi dolore
che vien, s'avvolge come spira attorno
al petto e va stringendo con furore
e nell'ansia mi lascia del ritorno

di chi più non verrà a veder la sera
com'era allora. Ed ora il vento muove
le nubi in cielo ed il calar del sole

sul mar dipinge della primavera
passata ancora il ricordo; e rimuove
il tempo il viso tuo che non mi vuole.

Sonetto 4

Quando l'ombra la vita a sé richiama, 
traendo nel crepuscolo il mio giorno,
si distende l'inverno sulla fama
a cui tenevo un tempo. Così attorno

se ne van lenti i sogni dove chiama
il vento e vago con gli occhi intorno,
tendendo le mie dita dove s'ama
pensar che viva Dio. Ed il ritorno

di ieri non attendo: so che muove
avanti il tempo e non riposa mai
nemmeno un'ora; così vi saluto

chimere, inutil vivere perduto, 
e te, pensiero mio che in cerca vai
d'una ragione per sapere dove

e quando dell'altrove
si svelerà il mistero che discende
in quel nulla che rapido ci attende.

Sonetto 5

Scivola senza suono sul selciato,
di sasso in sasso un raggio della Luna,
e nel silenzio attorno si raduna
la tua memoria, amor che ho sempre amato.

E dentro il cuor s'esamina lo stato
presente e nella mente il mal s'aduna,
perché altre amai, ma come te nessuna:
a tal condanna mi ridusse il fato.

Pure sorgesti allora come il sole
all'alba, illuminando i prati in fiore:
su limpide sorgenti ed in campagna,

vedo i segni lasciati dall'amore,
che dal cielo alla ripida montagna
mi viene a dir che lui morir non vuole.

Sonetto 6

Un giorno non sarò altro che il vento,
che passa in mezzo ai rami nella pace
del mattino: un sussurro quando tace
intorno ogni frastuono; il sentimento

del tempo che rimane. Più non sento
il muoversi dell'onda nel fugace
meriggio della vita; e la rapace
voce che chiama al tramonto, nel lento

svolgersi dei migliori anni, svanisce
nel fuoco che s'accende all'orizzonte.
E l'addio diamo ai sogni, alle amarezze,

allo scorrere svelto di certezze
smarrite, che non vedono di fronte
più di un guizzar di luce che finisce.

Sonetto 7

Sarà perché al tramonto della vita
vado cercando la pace mai avuta
che vengo a te, silenzïosa sera.
Nell'ombra che si stende lentamente,

sciogliendo vele ai sogni della mente,
tutto si calma intorno; e così spera
l'anima mia di trovar la perduta
armonia d'una volta, che ha smarrita

nelle difficoltà che mi distruggono
da allora. E al vento queste mani tendo
inutilmente ad afferrare i giorni

che se ne vanno come l'acqua e fuggono
dove io non so vedere, e poi m'arrendo
a te, amor mio, sapendo che non torni.

8

Canzone del mare

Mote

E soffia freddo il vento sopra al mare
ed un pensiero vaga e torna ancora
nell'onda inquieta, svelto a naufragare
nel rapido fuggire di quest'ora.

Glosa

Silenzio intorno tra le sue ventate,
trillar di sartie tese; così amare
tutte le tue parole, ormai passate,
e soffia freddo il vento sopra al mare.

Un giorno fu soltanto e lo ricordo
come la nebbia, il tempo dell'allora,
quando l'amore tuo divenne sordo,
ed un pensiero vaga e torna ancora

nella sera che fa finire il giorno.
Ed alte son le stelle in cielo chiare,
e il tuo ricordo corre tutto intorno
nell'onda inquieta, svelto a naufragare.

Amaro il tempo passa in un momento
senza aver peso: un'ala che ti sfiora,
mentre in cuore svanire l'amor sento
nel rapido fuggire di quest'ora.

9

Là dove il mare è largo

Mote

Là dove il mare è largo e soffia il vento,
laddove tutto passa e non riposa,
scivola il tempo insieme al sentimento,
con l'azzurro e le nuvole si sposa.

Glosa

Finisce il giorno dentro ad un languore
che libera nell'onda quel che sento,
l'ultimo sogno avuto dell'amore,
là dove il mare è largo e soffia il vento.

Motivo non ritrovo d'esultanza
nel risuonar dell'acqua che non osa
di risalir la riva nella danza
laddove tutto passa e non riposa.

Sono amare le lacrime nel pianto,
e viene il giorno mio del pentimento
che mi penetra e muove dove il canto
scivola insieme al tempo e al sentimento.

Così la sera viene tutt'intorno
diffondendosi in mezzo al cielo rosa
e nel morire residuo del giorno
con l'azzurro e le nuvole si sposa.

10

Mentre la notte viene

Mote

Mentre la notte vien, portando incanto,
rispondo all'onda di marea che sale
e frange sulle pietre come un pianto
che dal largo risuona e poi m'assale.

Glosa 

Solitudine sai, mi prende al cuore,
quando nell'aria si distende il canto
che vive dentro il sogno mio d'amore,
mentre la notte vien portando incanto.

E da lontano, come una tempesta,
scivola l'ombra che accompagna il male,
e mentre fugge amor nella foresta,
rispondo all'onda di marea che sale.

E s'allontana quel che fu il rancore,
solo il ricordo si riavvolge a manto
d'intorno a quanto oramai è dolore
e frange sulle pietre come un pianto

che si diffonde tutt'insieme al vento
nell'unica parola che non vale:
perduto amor, smarrito sentimento
che dal largo risuona e poi m'assale.

Sonetto 11

Ho bisogno d'un angolo di quiete,
di pace e d'armonia che tutt'intorno
vegli sui passi stanchi d'ogni giorno.
In questi versi s'estingua la sete

di silenzio che sento in cuore, crete
fragili che modello ancora e sforno
nel tempo breve di questo soggiorno
di cui non resta traccia. Risorgete

dunque mie chiare fonti e riversate
parole consolanti sulle terre
inaridite. Si muti il dolore

del mondo in gioia e torni dell'amore
il senso a prevalere sulle guerre, 
sugli orrori di vite desolate.

Sonetto 12

Chi resta in me non muore e avrà l'eterna
vita, così il Signore disse allora
in Galilea alle genti ed alla croce
si volse col pensiero, già vedendo

il prezzo che per noi, molto soffrendo
avrebbe a breve poi pagato ancora.
E vide quale sofferenza atroce
l'attendeva in futuro e la caverna

in cui la vita sua sarebbe scesa,
triste sepolcro dopo la feroce
condanna ed il supplizio in cui la morte

avrebbe ritrovato. Ma le porte
del cielo volle aprir così veloce
all'uomo da affrettar la sua discesa

al dì dove l'attesa,
in una morte che portò l'inverno,
speranza ridonasse nell'Eterno.

Sonetto 13

Questa pioggia non è servita a niente
e il cielo torna in alto a nuvolare,
a formar nuovo turbine corrente
che il vento porta in giro a naufragare.

Scendono i giorni andati nella mente
come gocce venute a rimbalzare
nel suono del pensiero ricorrente
che mi conduce ancora a ricordare

il tempo della vita d'una volta,
quando quieti si stava al davanzale,
tremando ai tuoni e ai fulmini del cielo

che squarciavano rapidi quel velo
d'alte nuvole, simbolo del male
oscuro in cui l'intera Terra è avvolta.

14 Idillio

Il mattino

Intorno vaga d'armonia l'incanto,
perpetuo dono divino alla terra;
e sorge il sole sull'Alpe e dilaga
attorno sulle valli 
e le colora d'ombre
e chiare luci verdi e d'oro fino.
Erompe il coro d'uccelli nel cielo
e dell'acque, che cadono rombando
dall'alte rupi, il suono si propaga
mentre vanno ridenti 
e chiare, rotolando fino in fondo
ai rivi nel chiaror d'arcobaleni
che s'inarcano, alti, risalendo
a perdersi lassù, dove l'azzurro
incontra il bianco delle nubi e tinge
di sé, così, anche il giorno che rinasce.
Lento lo sguardo mio
erra e s'imbeve di tanta bellezza 
che si dispiega attorno:
non vuol guardare l'ombre 
inquiete della mente
e fuga le paure.
Sorride il tempo, intanto;
altro non dice al cuor che meraviglia;
e canta il giorno nuovo,
il cielo, il mare che lontan si muove,
riflettendo dell'Alto 
i pensieri sublimi;
altro non dico: cuore mio riposa
dagli affanni, dal tempo 
amaro degli inganni, 
guarda, sorridi, si veste di nuovo
il mattino per una volta ancora.

15 Idillio 

Soltanto per un'ora 

Soltanto per un'ora,
vorrei vedere ancora il mare tingersi
dei colori soffusi del tramonto,
e la notte venire lenta a splendere
di stelle accese come un nuovo sogno,
scritto nel cielo con l'argento vivo
che brilla lieve sulle onde mosse,
disegnando la via che forse porta
al tempo in cui la triste solitudine
s'annulla. Spero allora che ogni velo
di sofferenza cada dai miei occhi 
e che dal mondo si ritiri il male
e più non venga il giorno del finire.
A nuove spiagge dipinte di rosa
e d'azzurro e dall'oro fino, portami
o Dio, dentro l'eterna Tua speranza
che non muore, all'incontro con quell'unica
promessa di giustizia 
che il mondo vide ai piedi della croce.
Riverbero ormai solo in questo e vivo 
cercando il necessario, e non il mondo
vuoto che torce su se stesso il male.
Lasciatemi qui, solo, ad ascoltare
il frangersi monotono dell'onde,
la musica silente che fa il vento
quando sibila tra le barche in porto 
e le muove: non tremo 
davanti alla tempesta, se dall'alto
l'universo rivela la sua meta.

Sonetto 16

Gettiamo via, amore, ogni pensiero
e viviamo soltanto nell'istante
presente pur se poco dura. Torme
di mali, ed ombre inquiete e nuove cure

assediano la mente e si fan scure
le ore al mattino. Passa il tempo e l'orme
tue cancella nel cuore; ed è distante
quel giorno in cui pulsava in me il mistero

di un sentimento che credevo vero.
Baciami e dimmi ancor, se nonostante
tutto, delle carezze sulle forme

tue resterà memoria, o se l'informe
muoversi d'ogni giorno, nel restante
futuro, spegnerà quello che spero.

Sonetto 17

Pensoso me ne vado di nascosto,
a cercare nel vento la parola
o il silenzio che passa sopra il posto
dove l'anima vaga, così sola.

E nel fitto dei rami ancora sosto
a guardare nell'ombra della gola,
dove scende il ruscello, un po' discosto
dal luogo dove Amor faceva scuola.

E corre il tempo come un fiume in piena:
rinasce il sole e viene poi la luna
e va correndo il giorno e la sua pena

e a nulla vale sperare, s'imbruna
sera e nel mio pensare a te, serena,
torna la notte e grave il mal s'aduna.

Sonetto 18

Le fiamme nella sera volan lente
e tace il vento attorno ed il sospiro
dell'anima che sale al cielo sente
la nostalgia di allora, mentre in giro

si stempera il pensiero. Tra le spente
luci tue che mi fermano il respiro,
si va sciogliendo in acqua lentamente
il suono della riva; ed io m'aggiro,

cercando il viso amato d'una volta,
nell'ombra che la notte mi ricorda
momenti amari e lieti. E quei sorrisi

presto svaniti in pianto dai visi
nel solo tempo d'un sogno, e m'assorda
il cuor la gioventù che mi vien tolta.

Sonetto 19
.
Un giorno, o forse mai, ritornerò
al tempo di una volta, ed il sorriso
rinascerà, splendendo sul tuo viso
com'era allora. E poi risentirò

il lieve vento della vita e andrò
lungo sentieri vasti in Paradiso.
Verrà mutato ogni mio pianto in riso
e con le nuove ali risalirò

a contemplarti, o Dio, su nell'eterno
Cielo, dove del vivere il dolore
non resta che il ricordo. Risplende

intorno l'armonia e vaga e s'estende
fin dove arriva il soffio dell'Amore,
che viene dopo questo duro inverno.

Sonetto 20

Diradan l'ombre e del mattino intorno
ritornan luci a splendere sul mare,
ed io da solo andrò piangendo amare
lacrime per l'amor perduto un giorno.

E col pensiero, ricordando, torno
a quegli anni in cui tempo era d'amare,
ma non fu dolce la vita, e ben rare
furon le volte in cui il sorriso attorno

si mosse alla speranza. Nel dolore,
cantando solitario, me ne andai
in luoghi dove di me si perdesse

traccia, sperando che nessun vedesse
il turbamento che portavo in cuore.
Tu sei lontana da me come mai

prima e lo resterai
per sempre, donna che amai inutilmente:
di te non resta nulla nella mente,

se non una sorgente
di ricordi che sgorgano e a morire
vanno nella certezza del soffrire.

Sonetto 21

Pur seguendo le tue orme io vado errando,
Signore, e al sonno eterno col pensiero
ritorno inutilmente; nel mistero
si perde la mia mente, e va cercando

al vivere ragione. Fino a quando
durerà, e dove porterà il sentiero
alla sua meta, se qui o dove il nero
cielo si chiude, sempre mi domando.

E un abisso incolmabile si pone
tra l'idea mia del tempo e l'infinito,
e turba come un brivido il presente;

e mi fa tremar l'anima la gente,
vedendo il vorticar di vite prone
al niente, che l'Eterno hanno smarrito.

Canzone 22 doppia sestina lirica

Scende la luce e il giorno corre a sera,
così d’autunno si fan brevi i giorni:
s’avviva il bosco del color di fiamma
e dei ricordi ancor ci parla al cuore.
Lontani tempi tornano nei venti,
mentre silenti cadono le foglie.

Ad una ad una, scendono le foglie,
quando al tramonto, lenta si fa sera:
è fredda l’aria, ché la gelan venti,
mentre riconti sulle dita i giorni
venuti meno, dentro al nostro cuore
e ci riscalda ancor la loro fiamma.

Ma trema incerta, oramai quella fiamma
e viene meno nel cader di foglie,
che piano tutto celano nel cuore,
quando svanisce luce nella sera.
A mano a mano s’accorciano i giorni
e nella notte si fan gelo i venti.

Sono passati gli anni, altro che venti:
del pensar loro ora vacilla fiamma.
Corrono come una bufera i giorni,
dal viver nostro staccano le foglie
e ci troviamo poi di nuovo a sera,
con quella morte che raggela il cuore.

Pensar la morte ci attanaglia il cuore,
non v’è riparo a quei tremendi venti
che fan pensare a quell’estrema sera
che tutto spegne, nell’ultima fiamma.
In un incendio sono arse le foglie
e consumati tutti i nostri giorni.

Veloci son passati i brevi giorni,
han traversato come un lampo il cuore
e in cielo son volate alte le foglie,
in quel correre rapido dei venti
che alimentava l’ardere di fiamma,
ma nulla resta nel venire sera

e d’altra morte mormora la sera,
del venir meno che ha segnato i giorni
ed in un soffio m’ha spento la fiamma
che mi teneva ancora acceso il cuore.
Quante parole viaggiano nei venti,
nello stormire delle aride foglie.

E posan lente e lievi quelle foglie,
come pensieri, coprono la sera,
mentre i ricordi migrano nei venti,
volando ancora a quei lontani giorni
in cui di te mi si riempiva il cuore
e li accendevi alla dolce fiamma.

Tu eri per me la luminosa fiamma:
splendore acceso dalle rosse foglie
e con l'amore m’infiammavi il cuore;
ma nel silenzio sceso nella sera,
te ne sei andata e son fuggiti i giorni,
e in quella notte udii ruggire i venti.

E gelidi si fan gli oscuri venti
che con impeto m’han spento la fiamma
del dolce amore che accendeva i giorni.
Trascino ora i miei passi tra le foglie,
lungo il sentiero che conduce a sera,
mentre speranza viene meno in cuore.

Amara danza che m’uccide il cuore
è quell’amore che ho disperso ai venti,
non resta nulla, quando viene sera.
E di te, infine s’è spenta la fiamma,
fu un breve fuoco, acceso con le foglie:
cenere sono ormai gli usati giorni.

Divora il tempo tutti i nostri giorni
e così amor che m’ha ferito al cuore;
arido è il mio sentir come le foglie:
polvere d’ieri persa in mezzo ai venti.
Per sempre spenta la lucente fiamma,
null’altro stringo che aria nella sera.

E’ corsa via la sera in mezzo ai venti
e ancora cresce la mia fiamma in cuore,
ma sono foglie morte i nostri giorni.

Canzone frottola 23

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È così strano il Donte
Canzone frottola

È così strano il Donte,
da non sapere nulla di poesia,
neppure cosa sia.
E così, ragionando, infine è giunto
- e ve lo dice appunto-
a questa conclusione: non gli porta
la musa alcuna sorta
di bene. Erto lo conduce al monte,
al di là di quel ponte,
uno stretto sentiero: è una via
aspra, che solitaria ed insicura
si va facendo dura,
fino a fargli pensare- mamma mia-,
quanto rattrista questa insana vita,
che s'è sfinita, così messa a prova,
e il dolor cova fino dalla fonte.

E corre via nel vento
questo mio tempo che va e poi finisce 
e l'anima stupisce,
aprendo gli occhi quando appare il vero.
Ad essere sincero
del passato ben poco si ricorda,
nell'andare si scorda
dolori e gioie, allegria e lamento,
ma dentro me s'è spento
in questo istante - cara mia - e svanisce
il senso d'umiltà, di sudditanza
che avevo, nella danza
che gira e gira, in ultimo sfinisce
il mio pensiero. Poi mi si dipana
qual fil di lana, tutto quell'imbroglio
ed il mio orgoglio cresce e ben lo sento

d'esser molto diverso
da tutti gli altri: dilaga il deserto
intorno, di concerto
allo stupor per quanto scrivo. Porte
apro alle cose morte
da tempo immemorabile, davanti
a cui nessun va avanti
e forgio le parole in questo verso
strano; gusto perverso
trovo a stupire, a seminar sconcerto
in giro. E passan l'ombre attorno intanto,
mentre sol per voi canto
una canzone antica e mi diverto
a trovar nuove, incredibili rime,
che son le prime udite dal Trecento.
Ne son contento, né mai il tempo è perso

a seminar parola
intorno, che sia notte oppure giorno.
Sempre per voi le sforno,
rapide o lente, dicono il dolore
e parlano d'amore,
o di speranze liete e meno liete:
di tutta questa sete
che mi tormenta l'anima ch'è sola,
s'alza sulle ali e vola,
e va cercando comprensione intorno.
Nulla di tutto questo le vien dato,
tale il suo triste stato.
Di roccia in nube va, guardando attorno
dove mai possa trovare conforto;
quel tempo è morto: restan le rovine
di quella fine, e il vento le desola.

Ed io non so davvero
cosa possa valere oggi il mio stile,
considerato vile
dai sommi anziani vati del sonetto.
Ebbene si, l'ammetto,
sono deluso e nella stuporosa
rabbia vibro, e una cosa
mi chiedo ancora, che ci sia di vero
e possa esser sincero
qui, dove son gli altri a tirar le file
della tua vita, decidendo il bello, o
lasciandoti al cancello,
a domandarti invano nella bile
amara, cosa di quello che hai scritto,
storto era, o dritto. Non si saprà mai
e sono guai, e vedo così nero.

Invero mi tormenta
un tal pensiero, che vaga sospeso
e non s'è mai arreso
alla ragion che certo non capisce
e mi sfugge, e svanisce
in una nebbia vorticosa, e gira 
attorno e si ritira
nell'attesa, che so esser vana e spenta,
- e che pure spaventa-
del tempo che dipani il filo appeso
ai rami, che sian storti, oppure dritti:
certo, son molto fitti.
Il nulla vedo dietro, e sono leso
in cuore e nella mente che divaga,
e non s'appaga al venir del silenzio,
e beve assenzio e il battere rallenta

e la sua fiamma è spenta:
discende al nulla, il tempo a lungo appeso
alla speranza, resta nel passato,
muto, quello che è stato.
Niente lo cambia, e a lui mi sono arreso.
Scivola intorno, il giorno atteso in cuore,
mentre il dolore dentro me s'accende
e non mi rende nulla, e mi tormenta.

Idillio 24

E se ne van così l'ombre fuggendo

E se ne van così l'ombre, fuggendo
invano, e i giorni svelti se ne corrono
lontano, e il tempo scende nell'oblio;
e il mio timor del nulla
celo nelle parole e il canto levo
al cielo e a Dio, quando dell'inverno
s'approssima la neve.
Lieve mi sia quel giorno al suo venire
e lenta quella nebbia che m'avvolge
nel cantico dei santi;
accoglimi quand'è sera nel sogno
eterno che m'attende nella luce
dove termina il tempo ed il pensiero;
e ad Altro s'apre lo sguardo a comprendere
quel che per noi è impossibile capire.
Oltre non vedo da qui, e non so dire,
e m'abbandono al vento, alla marea
del tempo che mi porta 
dove la vita scende e non ritorna
qui, accanto al mio soffrire.

Sonetto 25

Conserverò nel cuore ogni momento
della vita che passa silenzioso,
e non mi curerò né dell'astioso
dire altrui, né d'invidia che mi sento

attorno, che sarà per me, nel vento,
un mormorío lontano. Più non oso
pensar, né dire ancora; timoroso
sono d'un tempo in cui del sentimento

mio a pochi importa. Fiamma, la parola,
che brucia e mi divora, ed è foriera
di lacrime e problemi d'ogni sorta.

E l'ora si fa corta: va via, sola,
come una nube in cielo nella sera,
e langue la passione che ora è morta.

Idillio 26

Non ti abbandonerà nessuno

Non ti abbandonerà nessuno, cara,
sull'orlo spaventoso della vita,
là dove il cavernoso antro inghiotte
l'ultimo giorno. Tu lo sai che senza
te vivere non posso, 
che solo tu, per molto tempo fosti
la sola amica nelle lunghe sere
che trascorrevo solo,
narrando di me al vento, 
ed alle stelle in cielo.
Remoto è ormai quel tempo e qui dal colle
osservo i giorni fuggiti d'allora,
quando la mia speranza ancora viva
era, e certa del futuro.
Ma no, lo vedo bene che m'illudo:
sapevo che la vita è solo inganno,
che novembre si cela dopo aprile,
e che le greggi portate sui prati
in fiore, torneranno mestamente
al loro ovile. Non altri che tu, 
lo so, mi resterai accanto ed un dolce
rifugio tu sarai nell'ora tetra, 
consolatrice, suadente parola 
che dice: scrivi, e non pensare all'oggi,
al dolore così acerbo che provoca
la vita, e vivi, per quant'è possibile
ogni giorno, sapendo dell'istante
l'importanza. Non dura la tua gioia
più d'un momento, mentre la tristezza 
allunga l'ombre sui rimpianti e muove
l'incertezza sui piani più sconvolti
degli incontri che vengono man mano.
Solitudine amica, resta e non andare 
altrove, solamente tu rimani
accanto, mi sei cara
e so bene che tu non vai mai via.

Sonetto 27

Amor, che serve? Nol saprò giammai,
hassi a curar chi lo suo male prende,
e attorno mira eppure al mondo rende
grazie di quell'amore, che fu omai.

Et gli occhi eleva al cielo ancora e mai
per altra donna lui sospira; scende
quando la mira un lume che risplende
della riflessa sua beltade. Guai

quando alcuno di lei dice di meno
che cantare la grazia sua terrena.
Sorride il tempo et co'llui l'istante

cerca d'intorno et nell'alto sereno
pace; l'amor non dà se non la pena:
amarla è duro, il sai, come un diamante.

 Endecasillabe quartine 28

ABBA CDDC EFFE GHHG ... Etc

[Anasinalefe interversale]

Quanto silenzio intorno e quanta pace
in questa sera in cui mormora in cielo
il vento lieve e delle nubi il velo
sposta dall'Occidente. Tutto tace

e non sento il torrente, né parole
venire da lontano; e piano l'onda
si muove appena a carezzar la sponda
dove timidamente cala il sole.

Va il pensiero sull'ali stanche e solo
Dio dall'alto scorge il suo sentiero
d'ombra, dolore eterno e di mistero,
e va seguendo con amore il volo

dell'anima che cerca e che non trova
altro che lunghe vie pericolos[e,
in] cui viaggia per andar dove le cose
non son per lei di nuovo un'altra prov[a.

E il] mal di vivere torna e poi m'assale
come il mare foriero di tempesta:
in alto nubi minacciose e in testa
il rotolar del tuono che non sale

oltre i monti, ma brontola lontano
cupamente, e la pioggia viene, e il vento
dal silenzio riprende il soffio e sento
nell'ulular, le grida, che man mano

vanno crescendo ben oltre il mio dire.
Così nel mondo va la prepotente
invidia a rovinare chi impotente
assiste a un gioco che dovrà finire.

Sonetto 29

Morta è gran parte di me oramai, e sento
venir nell'aria questo nuovo giorno 
in cui il soffrire peserà d'intorno
ancora e sempre. E sibila nel vento

un carico di foglie, e l'oggi è spento;
osare cosa, e perché mai? Ritorno
con la memoria ai sogni miei che aggiorno
inconsapevolmente...e lo so, mento

a me stesso, dicendo non vorrei...
Eppure è chiuso a me l'accesso agli anni
ormai conclusi, e di speranze avute

allora nulla rimane: perdute
ceneri mute sono questi inganni
che se ora pure avessi smarrirei.

Idillio 30

Il vento

Ed oltre il suono, il vento
corre lontano, di valle in valle, supera 
montagne e su per l'aria si diffonde,
e porta in sé le nubi
e dei pensieri miei, grande marea.
Ma io con te, vorrei venire a correre
leggero oltre l'eterno 
in volo, là nel chiudersi dei giorni, 
dove più non m'arriva
l'eco dei passi sulla Terra iniqua,
che una falce di Luna
illumina per caso; 
dall'altra parte del tramonto sorge
la vita, e non qui, dove 
l'anima ormai dispera di trovare
il senso al tempo che, fuggendo via,
delle passioni inutili fa perdere
il sentiero e allontana
il senso e la parola che promana
il vuoto, e non crea da sé nessuna
cosa. Or mormora il mare
e piega l'onda e tace nell'aria intorno
ogni ricordo. Sordo sono ormai
ad ogni richiamo a quello che fu sogno
di gloria e altrove cerco le risposte,
nel radioso venire
a me del paradiso,
di cui, però, per certo